L’obiettivo delle imprese è investire nel capitale umano

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Il mercato del lavoro in Italia inizia a registrare i livelli occupazionali del periodo pre-crisi, avvicinandosi ai dati del 2008. E’ il quadro generale che si legge nel Rapporto sul mercato del lavoro, in collaborazione con il Ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal. La ripresa dell’occupazione è rilevante per il lavoro dipendente e nel settore privato dell’economia, al contrario prosegue una tendenza negativa del lavoro indipendente e della PA (-220 mila unità di lavoro fra il 2008 e 2016), dovuto principalmente al blocco del turnover. Nel periodo 2015-2016, in particolare grazie ai provvedimenti di decontribuzione, è cresciuta significativamente l’occupazione a tempo indeterminato.

Il capitale umano come fattore chiave per la produttività

Dal rapporto emerge un dato interessante, relativo alle imprese che hanno investito sul capitale umano. Un aumento dei posti di lavoro è stato registrato prevalentemente nel settore manifatturiero, nei servizi di mercato e nei servizi alla persona. Il profilo delle imprese che rientrano in questi settori è prevalentemente micro-piccolo ed è caratterizzato da una forza lavoro interna mediamente più giovane (l’81,5% del personale dipendente non supera i 40 anni e istruita (su 10 lavoratori, 4 sono laureati).

Nel corso del 2016, il 51,1% delle imprese manifatturiere e il 43,0% di quelle del settore servizi di mercato dichiara di avere assunto personale dipendente. Nella manifattura la motivazione più frequente alla base di nuove assunzioni è stata la necessità di superare una situazione di pieno utilizzo del personale già occupato (38,5%). A seguire, vi sono ragioni legate alla necessità di far partire nuovi progetti di sviluppo. Le misure di decontribuzione sono state determinate nella scelta di assumere nuovi occupati per il 12,6% delle imprese manifatturiere e il 10,5% di quelle dei servizi: si tratta di un provvedimento che ha  determinato il potenziamento della domanda di lavoro.

I contratti utilizzati dalle imprese 

I contratti più utilizzati nel 2016 risultano essere quelli a tempo indeterminato o a tutele crescenti (59,5% nella manifattura e 55,1% nei servizi); seguono i contratti a tempo determinato (54,3% nella manifattura e 56,6% nei servizi). Il contratto a tutele crescenti risulta utilizzato in misura maggiore nelle medie e grandi imprese. In molti casi, i nuovi contratti sono il risultato di una conversione di rapporti di lavoro già presenti nell’impresa. Nel caso delle assunzioni a tempo indeterminato o con contratto a tutele crescenti del 2016, il fenomeno riguarda il 48,7% delle imprese della manifattura e il 47,6% di quelle dei servizi.

Quanto al capitale umano reclutato, il 56,1% delle imprese manifatturiere e il 66,5% di quelle dei servizi che hanno effettuato assunzioni ha selezionato almeno il 30% di personale con elevata qualifica professionale. Il fenomeno ha riguardato maggiormente le piccole imprese (il 62,6% delle manifatturiere e il 68,4% di quelle dei servizi), le medie imprese della manifattura (42,6%) e le grandi dei servizi (57,5%).

La rilevazione qualitativa ha permesso di ricavare utili indicazioni sugli effetti dei recenti importanti provvedimenti normativi di riforma del mercato del lavoro, con particolare riferimento all’introduzione – e alla successiva riduzione – dello sgravio contributivo per le assunzioni a tempo indeterminato, alla nuova disciplina del contratto a tutele crescenti e all’abolizione dei contratti di collaborazione continuativa a progetto.

Nell’ambito delle imprese che hanno dichiarato di aver effettuato assunzioni nel 2016, la decontribuzione per l’assunzione dei lavoratori a tempo indeterminato risulta essere il tipo di incentivo più utilizzato. Il 20,5% delle imprese manifatturiere e il 18,5% del settore dei servizi di mercato dichiara di averne fatto uso.

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