Il perfezionismo imperfetto. Quando pretendere troppo da sé diventa una debolezza.

Project Overview

La torta Sacher, questa divina prelibatezza della pasticceria, nasce da un errore grossolano corretto in modo geniale.
Questo goloso aneddoto dovrebbe averci insegnato come le sbavature, le imperfezioni, siano un’occasione preziosa nel nostro viaggio verso l’eccellenza.
Pensate che se il pasticcere austriaco Franz Sacher o forse il signor Demel (la questione e stata a lungo dibattuta senza esito definitivo), non avessero valorizzato il loro “dolce” errore facendolo conoscere al mondo intero, oggi non avremmo uno dei dessert più buoni della storia.
Eppure ancora oggi, una “fetta” importante della popolazione è affetta da manie di perfezionismo che in alcuni casi incidono in modo importante sulla qualità della vita.
Ovviamente questo atteggiamento si estende anche alla sfera lavorativa alla quale dedichiamo la maggior parte del nostro tempo. Sarà capitato anche a voi in prima persona o a un vostro collega, di controllare e ricontrollare mille volte un lavoro, di procrastinare la data di consegna perché quel progetto non corrisponde agli standard elevatissimi prefissati, per poi arrivare alla fine con un tale livello di stress da incorrere comunque in piccoli banalissimi errori che la propria visione maniacale ingigantisce? Se e si vediamo come fare per aiutarci a vivere meglio le nostre umane defiance.

Ma cos’è il perfezionismo?

Non fa differenza di gender, colpisce allo stesso modo sia uomini che donne. Il bisogno che muove il perfezionista è quello di essere sempre il migliore vivendo frequenti stati di ansia e insicurezza. Questo bisogno di essere sempre all’altezza fa vivere sentimenti come vergogna e paura. Paura di sbagliare e di non essere all’altezza di raggiungere le proprie mete. Se non sì è migliori allora si è perdenti, non esistono le mezze misure. Il sentimento da cui si è costantemente accompagnati è un senso di inappagamento.
C’è anche un lato sano del perfezionismo che riguarda quelle persone che lavorano perseguendo l’obiettivo di uno standard elevato ma al fine di spronarsi a fare sempre meglio, non abbattendosi davanti al fallimento e soprattutto non identificandosi con esso. Il vero obiettivo quindi è preservare il lato positivo limitando gli effetti negativi.

5 passi per gestire il Perfezionismo.

Una buona notizia c’è: la perfezione non esiste e non è nemmeno necessaria. La sola cosa che conta è dare il meglio di sé.

Sulla scorta di questa consapevolezza ecco 5 passi per gestire la vostra tendenza a essere perfetti.

  1. Siate esperti conoscitori di voi stessi. Prendete un foglio, una lavagnetta, se siete all’aperto andrà bene anche la sabbia e scrivete tutte le cose che vi piacciono, le vostre virtù, i vostri difetti le relazioni che vi soddisfano, le esperienze significative che vi hanno arricchito.
  2. Imparate a comprendere i vostri pensieri e le vostre emozioni. Quando vi sentite travolti dal bisogno di giudicarvi e castigarvi per un difetto, un errore, quando pensate di dover essere perfetti in qualcosa pensate a quello che avete fatto fino ad oggi e ponetevi obiettivi realistici
  3. Coltivate la pazienza e siate meno giudicanti verso gli altri. Vedrete che le vostre relazioni personali e professionali miglioreranno e ridurrete così anche la paura di essere criticati dagli altri.
  4. Concentratevi su ciò che è necessario e prioritario fare bene in un dato momento.
  5. Perdonatevi i vostri difetti e le vostre mancanze. Il fatto che non sappiate fare qualcosa oggi non significa che non saprete farla mai. Datevi tempo e anziché pensare a quello che non avete concentratevi su quello che avete

Un efficace esercizio di immaginazione

Mentre siete assorti al vostro pc, tra la cancelleria, o poco prima di un colloquio importante, un convegno o una riunione, fate questo esercizio.
Pensate alla persona che ammirate di più al mondo e a quelle che amate di più. Se le cose coincidono, come spesso accade, ancora meglio.
Ripercorrete con la mente il suo percorso di vita. Vedrete certamente che il suo viaggio personale non è stato dritto come una retta che passa da A e B, ma ha avuto certamente qualche deviazione. Ragionate su come questa persona ha affrontato le difficoltà, magari ancora meglio cercate con essa anche un confronto aperto.
Vedrete come ogni occasione di difficoltà, sia stata l’opportunità per uscire dalla propria zona di comfort per sperimentarsi e migliorare tornando ad essere più disinvolto e brillante di prima.
Ora immaginate come era questo vostro modello di riferimento quando ha iniziato, magari quando era ancora un ragazzo/a ambizioso/a come voi, e raffrontatelo a com’è oggi. È forse la manifestazione oggettiva della perfezione? No, è solo un uomo/donna che ha percorso la via dell’eccellenza dando il meglio di sé e questo di fatto non toglie nulla al vostro amore/ammirazione. Bene, questo stesso assioma vale anche per voi! Pensate ancora che sia necessario e realistico essere perfetti?