INPS: i nuovi dati sui rapporti di lavoro

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La flessione dei contratti a tempo indeterminato

I lavoratori dipendenti del settore privato e, nell’ambito della PA, i lavoratori degli enti pubblici economici costituiscono il target del campo d’osservazione dell’INPS sul precariato. La vera leva delle assunzioni, stando ai dati relativi al periodo gennaio-settembre 2017, risulta essere il contratto a tempo determinato (+27,3%), insieme al contratto d’apprendistato (+26,9%).

Di contro, l’Osservatorio INPS evidenzia la diminuzione dei contratti a tempo indeterminato in rapporto al 2015 e al 2016 (con riferimento al periodo gennaio-settembre). Il primo indicatore relativo a una flessione pari al 3,5% dei contratti a tempo indeterminato è costituito dalle assunzioni part-time. Si tratta di una tendenza confermata anche dall’ultima ricerca ISTAT I giovani e il mercato del lavoro che evidenzia come 1 giovane su 5 lavora, suo malgrado, con orario ridotto. Il part-time involontario rappresenta, secondo l’ISTAT, una scelta obbligata che raggiunge il 77%.

Alcuni dati sul contratto a tempo indeterminato

Nel periodo gennaio-febbraio 2017 la percentuale dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato è pari al 23,7%, nettamente inferiore a quella del 2015 (38,3%) e del 2016 (28,9%). L’Osservatorio INPS, a un livello più dettagliato d’analisi, fornisce dati significativi sulla distribuzione dei contratti a tempo indeterminato. Solo il 16,9% dei giovani fino ai 29 anni ha un contratto a tempo indeterminato: dato che suggerisce un calo se paragonato alla percentuale registrata nel 2016 nello stesso periodo (22,4%) e al fatto che il 28,4% degli over 50 ha un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Dato, quest’ultimo, che si pone in linea con il tasso di disoccupazione dei giovani (15-24 anni) della zona euro rilevato dall’OCSE lo scorso 13 novembre. Il tasso di disoccupazione dei giovani in Italia continua ad essere tra i più elevati nella zona euro (35,7%), dietro alla Spagna (37,2%) e alla Grecia (42,8%).

A livello di qualifica professionale, la percentuale di contratti a tempo indeterminato è piuttosto alta per i dirigenti (66.0%), seguiti dagli impiegati (30,1%).

Sud e Isole sono le parti d’Italia che registrano la maggior percentuale (28,7%) di contratti a tempo indeterminato .A livello generale, la percentuale di contratti a tempo indeterminato è più alta fra gli uomini (25,5%) che fra le donne (21,2%).

Tempo indeterminato, contratti a termine e apprendistato: i settori di attività con maggiori possibilità d’impiego

Da un lato, l’aumento dei contratti di somministrazione e, dall’altro, il costante ricorso ai contratti a chiamata (che hanno registrato un incremento notevole – pari al 133,2% – rispetto al 2016) sono i fattori che contribuiscono a rendere il tempo determinato la tipologia di contratto più frequente nell’anno in corso.

Nell’ambito di Garanzia Giovani, nel periodo preso in esame dall’Osservatorio, sono stati incentivati 42.500 rapporti di lavoro e 86.412 rapporti di lavoro (articolati in 69.065 assunzioni e in 17.347 trasformazioni) per quel che riguarda la misura Occupazione Sud. Dalla cornice fornita dall’Osservatorio emerge anche uno spaccato sui settori di attività più o meno proficui in termini di possibilità d’impiego. I tre rapporti di lavoro trovano meno margine, stando a una prima analisi dei dati INPS, nel settore immobiliare e in quello finanziario e assicurativo. I settori di attività che, invece, investono maggiormente nelle assunzioni (a tempo e non), con differenze significative, sono:

1) l’attività estrattiva e manifatturiera

2) il commercio all’ingrosso e al dettaglio, i servizi di alloggio e ristorazione, trasporti

3) le attività professionali, scientifiche e tecniche e di supporto

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