L’ascolto attivo e il potere dell’empatia

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Vi sarà capitato forse anche oggi al bar, davanti il vostro caffè e addentando il vostro cornetto, di entrare in empatia con quel barman, che sebbene vi incontri per circa due minuti al giorno, trova sempre la parola giusta cogliendo il tenore del vostro stato d’animo. E pensare che dieci minuti prima, uscendo da casa, scioglievate la tensione stringendo le chiavi perché “il vostro/partner/coinquilino/moglie/marito/compagno/cane/gatto “non vi capisce e non vi ascolta mai”. Succede così, l’empatia è un dono davvero misterioso. Ci offre un esempio emblematico di questa condizione speciale “Non è mai troppo tardi”, il lungometraggio del 2007 diretto da Rob Reiner.  Ricordate il dialogo tra jack Nicholson e Morgan Freeman, interpreti principali del film?
I due amici e compagni di viaggio, sospesi su una rupe davanti a un paesaggio punteggiato da svettanti piramidi egizie, intavolano un discorso che scorre lungo il filo teso dall’empatia.

Qual è il segreto? I due protagonisti comunicano efficacemente e dedicano molto più tempo all’ascoltare che al parlare. Nessuno nasce con le caratteristiche cromosomiche dell’abile ascoltatore, perciò diamoci da fare e alleniamo efficacemente questa capacità. Vediamo come e in che modo aiuta le nostre relazioni sociali.

L’Arte dell’ascolto per migliorare le relazioni a lavoro

Ma viviamo davvero oggi nella società dell’ascolto?
Esaminando l’etimologia delle parole scopriamo che la parola relazione deriva dal latino relatio, che significa ritorno. La parola rapporto deriva dal latino referre, che significa riportare. Insomma, il termine relazione rimanda al concetto di connessione.
Ma una buona connessione si instaura unicamente quando siamo pienamente connessi con noi stessi, concentrati sul momento che stiamo vivendo; governando le nostre emozioni e sospendendo il giudizio che ahimè si sa, scivola spontaneamente.
Le persone che sono abili tessitori di relazioni sanno fare tutte queste cose insieme. Ebbene capiamo dunque che saper ascoltare non è una questione di linguaggio o di tecniche apprese ma di sincero interesse e di grande concentrazione. Oggi più che mai siamo pervasi da un flusso costante di informazione, legati in uno stato di “connessione” costante. Mantenere alto il livello del nostro coinvolgimento è un’impresa quasi impossibile. Quante volte, anche ora, avete data un’occhiata sul cellulare all’ultimo messaggino whatsApp? Niente paura, non vi giudicate lo facciamo in molti.
Ma stabilire connessioni profonde è fonte di arricchimento e anche la quotidianità professionale e personale è strettamente legata alla qualità delle relazioni, di cui sappiamo molto, ne abbiamo esperienza, ma per la quale continuiamo ad entrare in difficoltà.

Il miglior modo per connettersi è comunicare e la comunicazione tra gli esseri umani ha diversi canali attivi: verbale, para verbale, non verbale, emotivo, fisico, spirituale perché la comunicazione è una questione di sensibilità.
Sulla scorta di queste riflessioni ecco 7 punti da sviluppare per iniziare ad aprire le orecchie e tutti i ricettori di cui disponiamo.

Prove di ascolto: 7 allenamenti per ascoltare in modo efficace

Questa volta i consigli ve li diamo ispirandoci interamente al talk tenuto per TEDxTrento da Alessandro Lucchini, milanese classe 59, linguista, ricercatore e allenatore di comunicazione.
Lucchini ci introduce alle sue linee guida sulle note di Blow in the wind di Bob Dilan: “Yes, ‘n’ how many ears must one man have Before he can hear people cry?” – “Quante orecchie deve avere un uomo prima di sentire gli altri che piangono?”
Come disse il filosofo greco antico Zenone di Cizio “Se gli dei ci hanno dato due orecchie e una bocca sola un motivo ci sarà”. Ci alleniamo per parlare per scrivere e pensiamo che per ascoltare basti stare li.  Invece Lucchini ci dice che ascoltare è impegnativo: “È come volare: bisogna prepararsi, sollevarsi, concentrarsi, spostarsi. E voler cambiare. Operaio delle parole”.
Ma vediamo nel dettaglio le sue preziose indicazioni ripercorrendo le lettere della parola A-S-C-O-L-T-O:

  • Ascoltate per Ascoltare. Non per rispondere o per giudicare. Noi ascoltiamo pochissimo il tempo che serve per metterci un’etichetta.
  • Ascoltate Solo parole? Ci sono molti altri elementi della comunicazione assolutamente pregni di significato. Tutti quegli elementi che fanno parte della sfera non verbale: (la postura, la gestualità, il tono della voce ecc.) Date importanza a quelli.
  • È opportuno ascoltare Certe parole. Abbiamo dizionari con circa 460 mila parole. Poi 250 sono le Hot words e di queste circa 50 sono le key words. È utile quando ascoltiamo le parole riconoscere le parole sulle quale le persone mettono enfasi, è lì che si sedimenta il significato. Riconoscetele e trattatele con cura.
  • Ascoltate la realtà O la tua rappresentazione? O è una parola che genera un bivio. È una congiunzione disgiuntiva. Quando ascoltiamo un racconto ascoltiamo il racconto o lo ascoltiamo nei nostri pregiudizi? La realtà dal pensiero della realtà alla rappresentazione linguistica spesso si confondono. Dobbiamo tenerli bene chiari in mente.
  • Ascoltate le strutture Logiche. Cambiate la percezione. Le sequenze logiche sono il significato che le persone danno a quello che vogliono dire. Cogliamole, Ascoltiamo senza giudicare, riconosciamole e apprezziamole.
  • Ascoltate anche Tra le parole, fatelo attraverso le buone domande. In questo le mamme sono cintura nera, mosse dall’amore e dalla loro compassione eccezionale. Andate anche voi così sotto le parole, facendo solo buone domande. Alla perché troppo diretta che genera chiusura piuttosto sostituiamo le più sinuose: dove, come, quando.
  • Emit a nopu ecnO mettiamoci infondo a questa domanda e leggiamola al contrario. Saper muoversi tra passato e futuro è il passaggio necessario di ogni narrazione. Ascoltiamo le storie delle persone ma non solo i fatti bensì il valore che essi gli attribuiscono. Martin Luter king con il suo “I have a dream” ha saputo raccontato sotto forma di un sogno un obiettivo.

Per concludere, facciamo il verso alle parole di Alessandro Lucchini: “Ascoltare le storie delle persone è il più grande atto di amore”. Quindi “orecchie tese” e buon ascolto.