Competenze digitali 4.0: i dati dell’Osservatorio di dicembre 2017

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Le aziende (ancora) in cerca di competenze digitali nei candidati

La trasformazione digitale sta modificando i fabbisogni, in termini di competenze, delle aziende e delle Pubbliche Amministrazioni. Di fronte a un mercato del lavoro globalizzato, sta assumendo sempre più importanza la consapevolezza di investire su una formazione continua che fa leva sulle competenze digitali. Quello che emerge dall’Osservatorio delle competenze digitali 2017 con la collaborazione di AICA, Anitec-Assinform, Assintel e Assinter Italia, il Miur ad AgID è che un investimento significativo sul digitale costituisce la strategia per analizzare le richieste del mercato del lavoro. Il vero problema, nell’incrocio fra domanda e offerta di lavoro, è il divario tra le richieste delle aziende e le competenze dei candidati.
Già nel corso della precedente edizione della pubblicazione dell’Osservatorio (giugno 2017) è emerso che Il mercato del lavoro richiede il 62% di laureati e il 38% di diplomati, mentre il sistema formativo italiano produce un basso numero di laureati nel settore dell’ICT. Anche se le immatricolazioni nell’area dell’ICT hanno registrato una crescita nel 2017, è anche da precisare che molto spesso questi corsi di studio sono contraddistinti da un tasso di abbandono pari al 60%.

I profili digitali più richiesti

Le offerte di lavoro relative alle nuove professioni digitali emergenti sono cresciute dal 2013 al 2017 del +280%. Le 6 figure più ricercate sono profili come Data scientist, Cloud Computing, CyberSecurity Expert, Business Intelligence Analyst, Big Data Analyst, Social Media Marketing. La richiesta delle competenze digitali si rivela pervasiva: infatti anche nelle professioni più tradizionali, lo slittamento verso il settore dell’ICT si rivela necessario (si pensi alle professioni legate al settore dell’HR o al marketing). Quello che il mercato del lavoro richiede non è propriamente costituito dall’emergere di nuove professioni, piuttosto da un aggiornamento qualitativo di competenze (in particolare, quelle digitali ma anche trasversali). Il criterio oggettivo che è stato usato dall’Osservatorio per analizzare l’incrocio tra domanda e offerta del lavoro è stato lo Skill Digital Rate, lo strumento che misura il grado di pervasività dei digital skills nelle competenze ricercate per una job vacancy.

Verso una digitalizzazione delle imprese

Nel 2018 le innovazioni al digitale che incidono nella gestione complessiva delle imprese saranno il settore del mobile (67%), l’analytics sui Big Data (61%), la cyber security (61%), l’internet of Things (52%). Dall’Osservatorio emerge anche un dato relativo alla cifra distintiva del made in Italy: nel nostro Paese il tessuto produttivo è costituito da piccole imprese che però non sono del tutto aggiornate sulle competenze necessarie per le proprie risorse umane, unitamente al fatto che non dispongono di risorse finanziarie sufficienti per investire nelle assunzioni e nella formazione. Da questo punto di vista, il gap non è solo formativo, ma è anche dovuto talvolta a un core business delle imprese che non sempre, ad oggi, risulta essere al passo con le trasformazioni digitali.

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