Il rapporto Ocse “Employment Outlook 2017”

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Il nuovo rapporto annuale dell’Ocse “Employment Outlook 2017”, pubblicato nel mese di giugno, analizza in ottica comparata gli sviluppi e le prospettive del mercato del lavoro degli attuali 35 paesi membri, al fine di contribuire alla crescita dell’occupazione, anche in termini qualitativi.

Gli argomenti su cui si focalizza il rapporto sono: le performance dei diversi mercati del lavoro, valutate secondo gli indicatori della Strategia per l’occupazione dell’Ocse; la resilienza del mercato del lavoro durante la grande recessione iniziata nel 2007; l’impatto della trasformazione tecnologica e della globalizzazione sul lavoro; le caratteristiche dei sistemi di contrattazione collettiva nei diversi paesi.

In merito alle performance, sono scelti come criteri di valutazione, non solo i tassi di disoccupazione o di occupazione ma anche quelli relativi alla qualità del lavoro, come la retribuzione, la sicurezza e il benessere sul posto di lavoro, e all’inclusività, come l’uguaglianza di genere, nei trattamenti retributivi e l’accesso al lavoro per le persone potenzialmente svantaggiate.

Mettendo in risalto punti di forza e debolezza, l’indagine evidenzia che, negli ultimi dieci anni, la maggior parte dei paesi membri ha raggiunto obiettivi positivi circa l’integrazione delle donne e delle categorie svantaggiate e la qualità dell’ambiente lavorativo; sono rimasti invece invariati i tassi di disoccupazione e quelli relativi alla qualità della retribuzione, mentre è andata peggiorando la sicurezza del mercato del lavoro e il rischio di basso reddito.

Si stima inoltre che, nei primi tre mesi del 2017, il tasso di occupazione medio sia tornato ai livelli pre-crisi; si dovrà attendere invece la fine dell’anno prossimo o tutt’al più gli inizi del 2019 perché il tasso di disoccupazione medio raggiunga gli stessi risultati.

Sul tema della resilienza, l’indagine sottolinea l’importanza delle politiche attive del lavoro come strumento in grado di aumentare la capacità del mercato del lavoro di superare il periodo di crisi globale, frenando la perdita di posti di lavoro e impedendo che la disoccupazione diventi strutturale: l’investimento in politiche attive deve essere in grado di promuovere rapidamente nuova occupazione nella fase di ripresa.

Un fenomeno che ha coinvolto quasi tutti i paesi dell’Ocse è la polarizzazione del mercato del lavoro, che ha visto aumentare i posti di lavoro per i profili alti e bassi e diminuire quelli medi per retribuzione e competenze. Accanto a ciò, si è assistito a una crescita del settore dei servizi, a discapito del manifatturiero, e a nuovi cambiamenti apportati dalla tecnologia e dalla globalizzazione.

L’Employment Outlook 2017 esplora anche l’universo dei sistemi di contrattazione collettiva, sempre in prospettiva comparata, sia per i paesi dell’Ocse sia per un gruppo di paesi emergenti in fase di adesione, riscontrando una crescita della contrattazione decentrata a danno di quella settoriale e nazionale.

Per quanto riguarda le performance dell’Italia, il tasso di occupazione medio sul totale della popolazione tra i 15 e i 74 anni è tornato ai livelli pre-crisi mentre il tasso di disoccupazione medio è diminuito ma resta di 4,5 punti percentuali più alto del livello pre-crisi.

L’Italia risulta poi leggermente sopra la media OCSE per quanto riguarda la qualità dei redditi da lavoro mentre è sotto la media per i dati relativi allo stress lavoro correlato, le misure di inclusione e quelle di protezione del mercato del lavoro, che tuttavia negli ultimi dieci anni sono migliorati, diminuendo anche il divario occupazionale per i lavoratori più anziani e per le madri con figli a carico. Nel nostro paese, l’insicurezza del mercato del lavoro e la percentuale di persone in età lavorativa che vivono in famiglie povere è aumentata a causa della crisi, così come nella maggior parte dei paesi dell’area Ocse.

Le proiezioni indicano invece un miglioramento generale soprattutto per quanto riguarda le politiche attive, che devono essere però potenziate per fronteggiare il problema dei disoccupati di lunga durata. È riconosciuto il valore della nuova Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL) ma si suggerisce di lavorare per rendere più efficace il coordinamento tra le Regioni e acquisire standard minimi comuni. Tra le altre sfide da affrontare, compare anche la creazione di un sistema di profilazione delle competenze e la qualificazione degli operatori dei servizi per l’impiego.

È possibile consultare l’edizione 2017 dell’Employment Outlook 2017 sul sito www.oecd.org

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